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Valutazione mobili vintage e design del Novecento :

Nel corso del XX secolo si assiste ad una rinascita della inventiva artistica.  La produzione di mobili nel Novecento, al pari della pittura e della scultura,  vede un continuo fiorire di stili e modi di esprimersi completamente diversi da quelli che avevano caratterizzato i secoli precedenti.

Soprattutto nella seconda metà del XIX secolo gli ebanisti non erano stati in grado di dare alle loro produzioni nessuna spinta innovativa,  limitandosi a ricopiare gli stili dei secoli precedenti. Forse, proprio come reazione all’immobilismo tardo ottocentesco,  negli anni 20 nacque uno stile molto innovativo: quello dell ‘Art Déco .

I MOBILI IN STILE ART DÉCO: COME RICONOSCERLI E VALUTARLI.

Dopo la fine della prima guerra mondiale,  nel campo del Design, si manifestarono due diverse tendenze: 
1- L’Art Déco, più improntata ad una graduale evoluzione dello stile classico.
2-Il Funzionalismo, stile in netta rottura con tutto ciò che aveva caratterizzato il linguaggio artistico fino a quel momento. 

La corrente più legata alla tradizione vide nell’ Art Déco un modo per mettere in atto una lenta evoluzione che, partendo dalle linee curve dello Stile Liberty,  dava vita ad una progressiva pulizia dei decori nel rispetto comunque della tradizione classica. Con L’ Art Déco si cercò di ordinare in forme geometriche ben definite quella ricchezza di linee del Liberty che piano piano che ci si inoltrava nel XX secolo veniva considerata un po fuori moda

Una caratteristica della produzione dei mobili Art Deco è l’uso massiccio di radica di noce. Nei mobili di pregio compaiono essenze esotiche quali il sicomoro, il satinwood, l’avorio,  la pergamena,  l’ebano , la pelle di razza e di alcune  specie di squalo o di rettile.

La corrente tradizionale dell’Art Deco è andata molto di moda dal 1920 al 1935. 

La valutazione di mobili Art Déco oggigiorno dipende molto dalla loro qualità.  Non sono molto richiesti quelli di produzione industriale, realizzati in gran numero ed in serie. Sono invece richiesti dal mercato i mobili Art Déco rari e riconducibili ad una particolare produzione. .

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Come è stato detto in precedenza nei primi decenni del XX secolo furono prodotti anche una serie di mobili di ispirazione modernista, molto popolari inizialmente negli Stati Uniti,  soprattutto dal 1930 in poi.

Il concetto di questi mobili moderni non è quello ispirato ad una lenta evoluzione dalle linee  classiche bensì di una brusca rottura con tutto ciò che è riconducibile al passato. La rivoluzione non riguarda solo le geometrie ma anche i materiali: alluminio, bachelite, plastiche dai colori brillanti, cromature….compaiono nelle realizzazioni dei designer anche grazie alle nuove tecnologie industriali.

Questo tipo di mobili moderni di design è molto richiesto oggi giorno dal mercato dell’antiquariato.  La valutazione di mobili vintage e di design della prima parte del Novecento dipende dalla loro qualità e dall’architetto da cui deriva il disegno. 

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Tra i mobili di design del Novecento con le valutazioni più interessanti ci sono quelli disegnati da Emile Jaques Ruhlman. Alsaziano di origine,  disegnò e fece produrre dai migliori ebanisti dell’epoca mobili caratterizzati da una enorme perizia artigianale ed una interpretazione delle linee geometriche dello stile Art Déco assai elegante , mai scollegata del tutto dalla classicità. 

mobili design , Emile Jacques Ruhlmann
Emile Jacques Ruhlmann , valore € 110000.00

IL BAUHAUS E LA PRODUZIONE DI MOBILI IN SERIE

Nel 1919 nasce in Germania il Bauhaus, movimento che si propone l’obiettivo di produrre prototipi di mobili dalle caratteristiche moderne e funzionali per essere prodotti in serie. I mobili ispirati quindi al modernismo del Bauhaus e i mobili in stile Art Déco destinati ad una clientela più incline alla classicità,  vengono prodotti in contemporanea negli anni 20-30 in tutta Europa. 

I MOBILI ART DÉCO IN ITALIA

I mobili realizzati in Italia tra gli anni 20 e gli anni 30 rappresentano un perfetto equilibrio tra eleganza classica e modernità. La versione Art Déco italiana raggiunge risultati eccellenti nelle opere dall’architetto Gio Ponti.

I MOBILI di GIO PONTI: DESIGN E VALORE 

Gio Ponti (Milano 1891-1979) è un architetto, ceramista, designer italiano. Laureatosi a Milano nel 1921, inizia subito a lavorare come designer producendo ceramiche e mobili a metà tra classicità e modernismo.

Nel 1927 fonda un associazione con Lancia, Marelli, Venini, Chiesa  e Buzzi, orientata al design e alla produzione di arredi di alto livello.

I mobili disegnati da Gio Ponti sono molto richiesti dal mercato del mobile di design e hanno alte valutazioni. La maggior parte dei mobili disegnati da Gio Ponti presenti sul mercato antiquario sono stati disegnati e prodotti tra il 1950 ed il 1970.

Vi sono comunque mobili prodotti durante la prima metà del XX secolo in stile Art Déco: l’interpretazione che Gio Ponti da allo stile Art Déco è improntata ad una sobria eleganza a metà tra il classico (senz’altro più gradito alla dittatura fascista) ed il modernismo. 

Valutazione di mobili vintage e design del Novecento , Tavolino Gio Ponti
Tavolino Gio Ponti , valore €1300,00
Valutazione di mobili vintage e design del Novecento, Etagere Gio Ponti
Etagere in radica Art Dèco , Gio Ponti , valore € 10000,00

Un altro grande ebanista autore di mobili di design in stile Liberty/ Art Deco è Carlo Bugatti.

I MOBILI DI CARLO BUGATTI 

Nato a Milano nel 1855 e’ stato autore di mobili originalissimi,  orientaleggianti, unici ed inimitabili. 

Il valore dei mobili di Carlo Bugatti è molto alto poiché sono rari e molto richiesti dal mercato dell’antiquariato.

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Mobili Vintage , Etagere Carlo Bugatti
Etagere Carlo Bugatti
Valutazione di mobili vintage e design del Novecento , Tavolo Osvaldo Borsani
Tavolo Osvaldo Borsani

Altri ebanisti attivi dalla prima metà del XX secolo sono: Osvaldo Borsani, Pietro Chiesa, Paolo Buffa, Max Ingrand, Piero Fornasetti, Luigi Caccia Dominioni, Tito Agnoli, Ignazio Gardella, Ico Parisi, Augusto Bozzi, Ernesto Carboni, Mario Bellini, Tobia Scarpa, Ettore Sottsass, Le Corbusier. 

IL MOBILE MODERNO TRA NEOPLASTICISMO E RAZIONALISMO.

Con il superamento del periodo artistico Art Déco si profila un contrasto tra due concezioni artistiche antitetiche dell’arredare : da una parte si vuole rimanere in qualche modo ancorati alla tradizione classica,  quindi cercando una sintesi tra la necessità di decorare e la necessità di proporre arredi funzionali ( Neoplasticismo);

dall’altra si cerca una netta contrapposizione,  una rottura con il passato: l’assenza di decoro è la via scelta per ottenere mobili il cui unico ruolo deve essere quello utilitaristico,  legato quindi unicamente alla funzione che hanno all’interno delle abitazioni (razionalismo).

Ciò anche come conseguenza dell’affermarsi di una più precisa coscienza sociale di eguaglianza.  Furono proprio le istanze di quest’ultima tendenza a promuovere le idee più innovative nel campo del Design dei mobili.

Le Corbusier fu senza dubbio uno dei più validi sostenitori di questo funzionalismo dando vita ad arredi destinati a diventare dei classici dell’arredo contemporaneo cosi di successo dall’essere,  in alcuni casi, tutt’ora in produzione.

Dal punto di vista tecnico l’innovazione più importante che permette di realizzare mobili sempre più razionalisti, affrancati da qualsiasi contaminazione classica è il metallo. La nobilitazione di questo materiale, fino ad allora confinato in ambito industriale,  da l’illusione di creare mobili la cui committenza è,  forse per la prima volta nella storia dell’arte,  non una classe agiata  bensì colta.

L’uso di materiali freddi e antiartigianali non si limita al metallo: vetro, linoleum, compensato,  faesite, plastica, trovano sempre più spesso posto nelle realizzazioni di mobili dal design moderno.

Per quanto riguarda la diffusione del mobile di design moderno posso dire che, per quanto riguarda la mia esperienza di antiquario che visita quotidianamente le case dei privati che vendono arredi, a Roma e nel Lazio, e più in generale nel Centro e Sud Italia , questo tipo di arredo non fu molto diffuso. In queste regioni si continuò a preferire una tipologia di arredo piu classica, molto spesso “in stile” .

Diverso fu il discorso per il Nord Italia, dove il mobile di design ebbe una rapida e capillare diffusione  , soprattutto a Milano e Torino, città che furono centri di produzione di mobili e prima ancora epicentri culturali di diffusione di queste nuove tendenze . Tra gli architetti che diedero il contributo più significativo ricordo Ignazio Gardella, Franco Albini,  Alvar Aalto, Giulio Minoletti, Gabriele Mucchi. 

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IL DESIGN SCANDINAVO E AMERICANO 

Tra gli anni 20 e 30 la Scandinavia diventa un centro importantissimo di produzione di mobili di design. Caratteristica principale di questa produzione è l’uso di materiali naturali: soprattutto il legno di betulla , molto comune, ma anche il palissandro.

Linearità e funzionalità sono le parole d’ordine. Cosi come lo stile Biedermeier scandinavo era stato appannaggio della neonata classe  borghese nella prima metà del XIX secolo,  cosi nella prima metà del XX secolo i mobili di design

sono indirizzati a tutte le classi, riflettendo quell’idea di benessere diffuso e popolare che darà vita in politica alle odierne socialdemocrazie. 

L’architetto Alvar Aalto insieme a Kaare Klint , Tapio Wirkala, Arne Jacobsen  e altri , sono caposcuola e punti di riferimento di queste tendenze. 

Dagli anni 50 in poi questi mobili ebbero molto successo e vennero esportati in gran quantità in tutta Europa. Negli anni 60 il fascino dei mobili scandinavi perde il suo appeal; l’attenzione si sposta gradualmente verso una nuova generazione di mobili di design provenienti dagli Stati Uniti o di produzione italiana. 

IL MOBILE DI DESIGN NEGLI STATI UNITI

I mobili di design americani si caratterizzano per l’orientamento marcatamente industriale: gli elementi di arredo sono sempre pensati per essere prodotti industrialmente in gran numero. La diversità è bandita, quasi fosse considerata una imperfezione formale. 

Tra i mobili di design americano più di successo ci sono quelli di Charles Eames, l’azienda Hermann Miller, Harry Bertoia, la ditta Knoll..
I materiali più usati sono il fiberglass, l’alluminio pressofuso, le resine a poliestere,  acrilici, gomma…
In generale i mobili prodotti da questa scuola di designer americani sono piuttosto fantasiosi

rispetto al rigido minimalismo dei mobili di design scandinavo. Si consolida l’attitudine alle forme arrotondate, grazie anche ad una industria tecnologicamente più avanzata.

Caratteristica di questo periodo è la gamba ad x di sedie, tavoli e mobili.

IL DESIGN ITALIANO 

Come è stato detto,  l’Italia del dopoguerra sceglie, per quanto riguarda l’arredamento,  i mobili di design moderno,  americani e soprattutto scandinavi. Le loro linee semplici e funzionali davano la sensazione di qualcosa di veramente innovativo, in rottura con un passato più che mai pesante, dopo la dittatura e la II guerra mondiale. 

Nonostante le influenze provenienti dall’estero i mobili di design italiano sviluppano una personalità autoctona raggiungendo negli anni 60 una propria autonomia stilistica.

I grandi architetti disegnatori di mobili di design dell’epoca lavorano tendenzialmente con la stessa industria; si sviluppano così ottimi binomi destinati a diventare incisivi nella produzione di mobili italiani di design: Gio Ponti disegna per Cassina, Franco Albini per Poggi, Gastone Rinaldi per La Rima, Marco Zanusso perArflex, Marcello Nizzoli per Olivetti , Cacciadominione Ignazio Gardella per Azulena, Gino Colombini per Kartell, Achille e Piergiacomo Castiglioni per Zanotta.

La storia del design italiano è legata a quella delle grandi industrie lombarde. La sinergia tra il mondo degli intellettuali che danno vita ai modelli e gli imprenditori che li realizzano fa si che si raggiungano risultati straordinari.

Valutazione di mobili vintage e design del Novecento : ANNI 30 – 40 – 50 – 60 -70 . 

Da circa 15 anni, diciamo dalla grande crisi del 2008, il mondo dell’arredamento è pervaso da un crescente desiderio di minimalismo che molto assomiglia a quella stessa tendenza che portò,  durante la prima parte del XX secolo, le persone a preferire i mobili di design di razionalismo moderno a quelli classici.

Oggi come allora, direi molto più di allora, la parola d’ordine è minimalismo e funzionalismo. Il desiderio di omologarsi è  alla portata di tutti grazie ai prezzi stracciati proposti dalle grandi catene di mobili  quali Ikea e Mondo Convenienza.

Oggi come allora il mobile antico, o comunque classico, è relegato ad un angolo nascosto della casa , o del tutto assente: identificato come polveroso cimelio da casa della nonna, è  bandito dall’abitazione moderna che deve essere rigorosamente priva di qualsiasi contaminazione artistica…

Forse proprio per questo motivo i mobili di design anni 40 50 e 60 sono tornati di moda, con appellativi impropri quali “mobili vintage” definizione usata più per connotare qualcosa di identificabile come modaiolo, piuttosto che con la  consapevolezza di ciò che significhi veramente.  

Fintanto che il minimalismo sarà di moda, anche i mobili ” vintage” di design degli anni 40 – 50 – 60  -70  continueranno ad essere molto richiesti dal mercato ed avranno valutazioni sostenute. 

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Articolo a cura di Gianluca Scribano

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