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Negli ultimi mesi Gianluca Scribano, titolare dell’omonimo Antiquariato Europeo di Roma, ha acquistato un oggetto risalente al II – III sec d.C. Prima di scrivere quest’articolo è stato di primaria importanza il confronto con la Soprintendenza di Roma per accertare la veridicità e la provenienza dell’oggetto in questione.

Nei prossimi paragrafi esporremo integralmente la comunicazione da parte della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma.
La scultura in questione è stata notificata dalla Soprintendenza come bene culturale  di eccezionale importanza ed è possibile acquistarla regolarmente con la notifica dello Stato Italiano.

Antiquariato Europeo di Gianluca Scribano - Acquisto e vendo antiquariato ITALIA


Documento: MIBAC-SS-ABAP-RM TUTELA 0032480 12/09/2019 CI 34.07/109.1

Oggetto: trasmissione di  Decreto di vincolo del Gruppo scultoreo composto da due figure di divinità acefale su trono in possesso di Gianluca Scribano, Via Gregorio VII, n. 272, 00165 Roma.

Piccolo gruppo scultoreo con due figure assise su trono
Marmo bianco; lungh. 38, alt. 28; prof. 21

Entrambe le figure sono acefale e prive degli arti superiori. inoltre tutta la parte inferiore della figura a sinistra risulta mancante così anche lo spigolo corrispondente della base. Retro e lati sono lisci.
Il piccolo gruppo presenta due figure sedute, entrambe acefale, quella a destra maschile mentre a sinistra si riconosce una figura femminile; ciascuna di esse è appoggiata all’alto schienale di un trono. i due seggi sono inglobati da un sedile più basso da cui risaltano per la presenza dei braccioli laterali e per le profilature lisce della seduta. La figura di destra indossa una tunica con uno scollo a V cui si sovrappone un mantello che copre il grembo e con un lembo passa sull’avambraccio sinistro poggiandosi al sedile. 

Entrambe le braccia sono aderenti al corpo, portate verso il basso e appoggiate ai braccioli. il piede sinistro sembra essere arretrato e disposto obliquamente appoggiato al trono mentre il destro è scartato di lato e probabilmente era sollevato per appoggiarsi su qualcosa che purtroppo non si conserva a causa dell’ampia lacuna. 

Alla sua sinistra siede allo stesso livello una figura femminile con chitone altocinto coperto da un mantello che traversa il busto e copre il grembo e le gambe disponendosi obliquamente poco al di sopra dei piedi. Il lungo chitone copre parzialmente anche i piedi che appaiono divaricati, il sinistro leggermente ritratto e il destro dritto ben appoggiato sulla base comune del gruppo. Sulla spalla sinistra della figura femminile si appoggia un oggetto di difficile lettura che copre anche il braccio.

Le caratteristiche del manufatto, tra cui principalmente lo sviluppo in lunghezza, potrebbero far ipotizzare che si tratti di una cornucopia. Piuttosto complessa l’identificazione del gruppo dove entrambe le figure sono su trono e poste ad un livello paritario. La mancanza della testa e degli avambracci hanno purtroppo cancellato altri elementi utili all’identificazione, come eventuali attributi. Sembra comunque assai plausibile che si tratti di una coppia divina, forse la figura femminile potrebbe essere identificata con una raffigurazione della dea Fortuna per la presenza della cornucopia oggetto che nasconde il braccio sinistro come si può osservare anche nella piccola statua di Fortuna scoperta nella domus degli Aradii a Roma; questa divinità godette la massima diffusione nell’Impero a partire dal II secolo d.C. fu assimilata anche a Iside. Purtroppo la mancanza della testa non permette di proporre un sicuro riferimento a Tyche-Fortuna piuttosto che ad Iside-Tyche. Più complessa l’identificazione della figura alla sua destra che potrebbe raffigurare Serapide, in relazione al tipo di abbigliamento con tunica dallo scollo a V e mantello. Serapide è divinità che racchiude molteplici aspetti quali quelli inferi di Osiride-Apis e Hades-Plutone e quelli solari di Helios, orfiche di Dionisio e mediche di Asclepio. 

Le dimensioni piuttosto contenute delle due figure, tipiche di terzine o anche più piccole, con misure pari ad un sesto di quelle reali, possono suggerire, ipoteticamente, non conoscendo il contesto di provenienza, la collocazione del gruppo in un larario di culto familiare dove queste piccole opere venivano collocate a protezione dell’intera familia e dove probabilmente, visto il retro lisciato e piatto, era collocato contro una parete o in una nicchia.

In un primo tempo i Larari furono destinati alle tradizionali divinità protettrici come i Lares e i Penati, ma in seguito con l’ampliamento della sfera culturale ospitarono anche altri dei, soprattutto quando a Roma furono adottati i culti orientali. L’iconografia della figura femminile ricorda strettamente altre piccole statue, terrecotte e piccoli bronzi tra cui una rappresentazione della Bona Dea ritrovata in un luogo di culto in area albana, un piccolo esemplare raffigurante Iside seduta, ora al Museo Nazionale Romano, con ruota e cornucopia perchè assimilata a Fortuna proveniente dalla via Latina e un’altra piccola rappresentazione di Fortuna conservata nel Museo Civico di Marino ritrovata nel territorio circostante.

Oltre che nei larari domestici piccole statue potevano essere offerte come doni votivi considerando la dedica dello schiavo Callisto posta sulla base della dea Bona Dea appena citata e collocate presso templi e sacelli pubblici. In area romana il complesso delle sculture del II-III secolo d.C. appartenenti al larario della Domus degli Aradii, consente di verificare il sincretismo religioso romano che associava ad Iside e alle divinità paredre di Dionisio e Demetra altre divinità connesse ai culti misterici. La presenza di una probabile cornucopia e i confronti appena citati per la figura femminile potrebbero suggerire un accostamento di Iside-Fortuna ad una figura che per le caratteristiche dell’abbigliamento si potrebbe identificare come il dio Serapide. Una piccola statua di Serapide molto simile per il trattamento semplificato del panneggio ma che si differenzia iconograficamente per avere entrambi i piedi appoggiati su uno sgabello proviene da Locri.

L’associazione tra Iside e Serapide, testimoniata già a partire dalla fine del IV secolo a.C., compare anche in alcuni rilievi romani e in monete dove gli dei compaiono insieme o con altre divinità. Per il trattamento sommario del panneggio reso con pieghe geometriche e per l’irrigidimento delle figure che privilegia la visione frontale è possibile proporre per il gruppo una datazione tra la seconda metà del II e del III secolo d.C.

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Gianluca Scribano

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