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La valutazione di mobili antichi è un’operazione che può essere molto semplice ma anche molto complessa. 

Vi sono moltissime varianti che possono influire nel valore dei mobili antichi presenti nelle nostre case: cercherò in questo articolo di spiegare cosa influisce nella stima di un mobile di antiquariato.

QUALI SONO I FATTORI PRINCIPALI NELLA PERIZIA DEI NOSTRI MOBILI DI ANTIQUARIATO 

Tutti i giorni, da circa trent’anni,  mi capita di dover valutare degli arredi antichi. Generalmente le persone che si rivolgono a me per una valutazione lo fanno poiché vogliono vendere i loro mobili di antiquariato.  Altri lo fanno soltanto per avere un’idea di ciò che hanno in casa, altri ancora per poter effettuare una corretta divisione ereditaria dei mobili antichi ereditati. Per ciascuna di queste esigenze offro da molti anni un servizio puntuale ed efficiente.  
Credo di aver effettuato nel corso di questi anni migliaia di perizie scritte ed orali e credo di avere visto, acquistato e venduto, durante la mia carriera, centinaia di migliaia di mobili.

LA PRATICA QUOTIDIANA È FONDAMENTALE NELLA VALUTAZIONE DI MOBILI ANTICHI.  SOLO CHI COMPRA E VENDE ANTIQUARIATO IN MANIERA PROFESSIONALE,  INTENSIVA E PROLUNGATA NEL TEMPO PUÒ SAPERE QUANTO VALGONO GLI ARREDI ANTICHI.

Il mercato dell antiquariato infatti è soggetto a repentini cambiamenti legati alla moda ed i cambiamenti di gusto legati all arredamento sono, vi assicuro, tanto repentini quanto quelli legati al mercato dell’abbigliamento.  So di fare inorridire alcuni amanti  dell’ arte con queste affermazioni ma purtroppo è cosi. E questa tendenza è tanto più forte quanto ci si inoltra in quest’era ipertecnologica nella quale siamo tutti continuamente bombardati da una mole di informazioni scritte ed immagini che ci possono influenzare e uniformano i nostri gusti.

FATTORI CHE INFLUENZANO IL VALORE DEI MOBILI ANTICHI :

1- La richiesta che il mercato ne fa, che, come abbiamo visto, è influenzata dalla moda.

2-Qualità del mobile antico o di modernariato da valutare: nel corso dei secoli sono stati prodotti in tutto il mondo miliardi di mobili. Solo una minima parte di essi ha un valore artistico. Il resto dei mobili ha solamente un valore legato alla sua funzionalità,  di conseguenza molto basso. Per essere di interesse artistico deve essere quindi “bello” ben eseguito, con decori ed un linguaggio artistico “opportuno” per l’epoca in cui è stato realizzato.  Per intenderci: il vecchio comò in noce massello di fine ottocento aveva un valore 20 anni fa poiché andava di moda. Oggi, non andando più di moda e non avendo in tutta evidenza nessun pregio artistico, non ha valore, se non quello legato al suo utilizzo, vale a dire poche centinaia di euro.  Viceversa, un comò realizzato nello stesso periodo secondo i canoni artistici del periodo Liberty, con fregi, intarsi, sculture, intagli, realizzato da un buon ebanista , avrà un valore maggiore, tanto quanto la sua qualità esecutiva e la richiesta che ne fa il mercato. 

3- Originalità: questo è un punto fondamentale per valutare un mobile antico. Moltissimi mobili, nel corso del tempo, hanno subito vari tipi di restauri, manomissioni,  sostituzioni,  falsificazioni,  che ne hanno alterato il loro aspetto originario: magicamente, come in un cartone della Walt Disney, armadi del seicento e cassoni nuziali sono diventati comò e credenze, tavoli sono diventati coppie di consolle e lavabi sono diventati comodini o ribaltine.  Le più frequenti manomissioni le riscontriamo nei periodi in cui i mobili antichi erano molto richiesti, quindi per tutta la seconda metà del XIX secolo,  durante la quale la neonata classe borghese richiedeva arredi “nobili” per le proprie abitazioni,  e soprattutto dal 1960 al 1990, il trentennio del boom del mobile antico, durante il quale l’arredo, in tutto il mondo occidentale, doveva essere doverosamente antico. L’enorme richiesta ha causato un aumento vertiginoso dei prezzi. Affianco alle aziende  storiche che operavano da generazioni nel campo dell’antiquariato con serietà e competenza sono spuntate come funghi attività gestite da mestieranti senza alcuna preparazione che hanno contribuito alla diffusione e, in alcuni casi, alla creazione di mobili falsi venduti per originali e quadri contraffatti venduti per autentici. Con la fine del boom dell’antiquariato quelle attività così come erano sorte dal nulla repentinamente, altrettanto repentinamente sono scomparse.

COME RICONOSCERE UN MOBILE ORIGINALE DA UNO FALSO

Riconoscere un mobile antico originale da uno falso è molto più facile che compiere la stessa azione su un quadro o una scultura: abbiamo infatti la possibilità di compiere un indagine sulle caratteristiche costruttive,  che ci possono fornire indizi utilissimi a seconda dei materiali e delle tecniche usate.

Per effettuare questo tipo di indagine è fondamentale la conoscenza di come queste caratteristiche costruttive  sono variate nel tempo. 

TECNICHE COSTRUTTIVE DEI MOBILI ANTICHI: CHIODI, INCASTRI DEI CASSETTI ( CODE DI RONDINE), IMPIALLACCIATURE, PLACCATURE, SEGNI DELLA SEGA SULLE FODERE.

Vediamo dunque uno ad uno i punti più importanti della nostra indagine finalizzata a capire in che periodo è stato costruito il mobile che abbiamo di fronte:

I CHIODI

Nel corso delle varie epoche  i chiodi hanno subito un’evoluzione tecnica sia per quanto riguarda la forma sia per quanto riguarda il materiale usato. Fino alla fine del XVIII secolo troviamo su tutti i mobili chiodi battuti a mano. Nel corso del primo decennio del XIX secolo si diffondono i chiodi prodotti in maniera seriale dalle industrie statunitensi ed inglesi: di conseguenza troviamo inizialmente nei prodotti di ebanisteria del mondo anglosassone e successivamente (1815-25) in tutti i paesi occidentali chiodi seriali prodotti industrialmente, quindi tutti uguali. L’analisi dei chiodi di un mobile ci viene quindi in aiuto per capire se un mobile è stato costruito nel XIX secolo e nel XX (chiodi seriali tutti uguali) o prima dell’inizio del XIX secolo (chiodi battuti a mano tutti diversi l’uno dall’altro). Questo tipo di indagine va effettuato comunque con le dovute cautele: infatti di per sè la presenza di chiodi industriali non è prova di produzione “tarda” del mobile poichè potremmo essere in presenza di un mobile, che sebbene realizzato nel XVII o XVIII secolo, ha subito dei restauri nel XIX o nel XX secolo con dei chiodi seriali. Molto frequente è il caso dei chiodi di rinforzo che si trovano sulle fodere dei cassetti e nelle fodere a muro: per quanto riguarda la mia esperienza circa il 40% dei mobili realizzati nel XVIII secolo ha avuto nei secoli successivi interventi di rinforzo con chiodi seriali, molti dei quali nella seconda metà del XX secolo.
Pubblico qui di seguito una foto nella quale si vedono chiaramente i chiodi battuti a mano originali del 700 e quelli messi più recentemente nel XX secolo per rinforzare la fodera.

Chiodo in alto: chiodo del ‘900 – Chiodo in basso: chiodo ossidato del ‘700

La presenza dei chiodi del 700 e dei chiodi del 900 in contemporanea quindi non è indizio di una qualche manomissione e non pregiuduca assolutamente il valore del mobile. Molte volte sono presenti solo i chiodi seriali che hanno sostituito quelli antichi : in questo caso dobbiamo trovare le “cicatrici” lasciate dal chiodo antico che essendo più grande, nonostante sia stato sostituito da uno più piccolo, ha lasciato il segno del suo passaggio. Anche in questo caso, la sostituizione dei chiodi antichi con quelli moderni, sebbene maldestra, non pregiudica il valore del mobile. 
Trovare in un mobile del 700 solo chiodi seriali senza alcun chiodo antico nè le cicatrici lasciate da un eventuale rimozione deve far suonare dentro di noi un campanello di allarme e un indagine più approfondita poiché siamo probabilmente di fronte ad un mobile non originale .

Un’ulteriore indagine può esser quella di verificare se la placcatura sia di uno spessore adeguato all’epoca:

LA PLACCATURA E L’IMPIALLACCIATURA NEI MOBILI ANTICHI. 

Cosi come è successo per i chiodi, anche per lo strumento che veniva utilizzato per tagliare le superfici in legno al fine di realizzare il mobile antico, la sega, ha avuto una evoluzione continua nel corso dei secoli:

mano a mano che ci si avvicina all’epoca moderna la sega, grazie alla sua evoluzione tecnica , permette agli ebanisti di tagliare le superfici in maniera sempre più precisa e “sottile”. Gli spessori delle placcature (la maggior parte dei mobili antichi di pregio è caratterizzata dalla presenza di placcature in legni nobili applicate tramite l’uso di chiodini e collanti su superfici di legni meno nobili) si riducono mano a mano che ci si avvicina al XIX secolo per diventare sin dai primi decenni di questo secolo “molto sottili” anche meno di 1 millimetro. 

Per questo motivo quindi, nell’indagine per valutare l’epoca di un mobile, è fondamentale calcolare lo spessore della placcatura di un mobile : un mobile del 700 placcato deve avere la placcatura di uno spessore di almeno 2 millimetri.
Di seguito pubblico la foto di un mobile del 700 con fodera di spessore di 2 millimentri e la foto di una impiallacciatura del XIX secolo con spessore inferiore al millimetro.

Spessore placcatura del 700 – 2 millimetri

Spessore placcatura del XX secolo – inferiore a 1 millimetro

LE CODE DI RONDINE : QUANDO GLI INCASTRI DEI CASSETTI CAMBIANO NEL TEMPO

Con l’evoluzione degli strumenti di taglio del legno, primo tra tutti la sega, non solo le placcature dei mobili diventano sempre più sottili: anche gli incastri dei cassetti,chiamati code di rondine, diventano sempre piu piccole e perfette. Nei mobili di alta epoca troveremo quindi code di rondine grandi ed incastrate in maniera imperfetta e mano a mano che ci si avvicina al periodo industriale del XIX secolo questi incastri diventano sempre più piccoli ed eseguiti perfettamente. Nelle tre foto che seguono troverete tre esempi di code di rondine dei secoli XVIII, XIX, e XX.

Code di rondine del XVIII secolo

Code di rondine del XIX secolo

Code di rondine del XX secolo

Quindi come è stato detto l’analisi stilistica da una parte e quella delle caratteristiche tecniche costruttive dall’altra, ci danno informazioni utili riguardo l’epoca di un mobile.

Purtroppo questi concetti da soli sono ben lontani dal fornire una guida esaustiva di come ricomoscere un mobile falso da uno antico o da uno in stile. Le conoscenze teoriche devono essere affiancate da tanta pratica. Per capire i mobili bisogna averne visti e sottoposti ad indagine accurata, confrontando le proprie impressioni con quelle di altri esperti a migliaia,  per tanti anni. Per quanto riguarda me, ricordo la frustrazione, durata anni, di non riuscire mai ad essere completamente sicuro circa la datazione di un mobile, nonostante avessi a mia disposizione le spiegazioni di mio padre e dei restauratori anziani che frequentavano la nostra Galleria.  Solo dopo molti anni di pratica, lentamente, cominciai ad essere sicuro delle mie conclusioni. Il consiglio che posso dare a chi voglia avvicinarsi a capire il mobile antico è di farlo con umiltà,  cercando di affiancare alle nozioni teoriche quelle pratiche, e considerare ciascuna delle due come parte imprescindibile del percorso.

Esempio di foreda del 700 con chiodi antichi battuti a mano

Vorreste valutare il vostro mobile antico o ricevere il parere da un esperto? Contattateci

Articolo a cura di Gianluca Scribano

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